L’Orto Botanico di Bologna è un luogo affascinante sotto vari punti di vista. Siamo andati a visitarlo per voi e ve ne diamo una descrizione che non rende merito della sua bellezza e importanza culturale: vi invitiamo a colmare questa lacuna visitandolo di persona!

Lo trovate in via Irnerio 42, entrando da un piccolo cancello e poi dall’ingresso vero e proprio che è a sinistra dell’edificio universitario che ospita la facoltà di Botanica.

Hanno anche un blog molto interessante, che vi invitiamo a leggere da questo link!

Le immagini non scattate da noi provengono dal Flickr dell’Orto Botanico

 

Un po’ di Storia

Fondato nel 1568 da Ulisse Aldrovandi (1522-1605), il giardino è uno dei più antichi d’Europa. Sebbene le prime iscrizioni ad indicare un giardino di erbe medicinali a Bologna risalgano al 1365, il giardino che abbiamo oggi nasce dalla proposta del botanico Luca Ghini (1490-1556), che ha poi lasciato l’incarico per creare l’Orto Botanico di Pisa, ed è diventato realtà grazie al suo successore Ulisse Aldrovandi.

Questi primi giardini erano situati nel Palazzo Pubblico, in un cortile vicino all’odierna Sala Borsa (la bellissima Biblioteca di Bologna). Nel 1803 il giardino viene spostato nella sua posizione attuale. Il giardino ha subìto un periodo di grave trascuratezza nei primi anni del Novecento, quando era stato coperto da un fitto bosco naturale, e nel 1944 i bombardamenti distrussero l’Orangerie di epoca napoleonica del giardino.

Dalla fine della seconda guerra mondiale, tuttavia, il giardino è stato gradualmente ristrutturato: oggi si presenta come un luogo incantevole di Natura e Cultura, in cui alternare i molti percorsi didattici a momenti di relax. Molto amato dagli studenti universitari delle facoltà più vicine (Psicologia, Pedagogia, Fisica e, ovviamente, Botanica), è la chicca nascosta con cui stupire gli ospiti (è anche relativamente vicino alla stazione).

Piante fantastiche e dove trovarle

All’interno si trova l’Orto dei Semplici, cioè un orto nell’orto che racchiude le piante che l’Erboristeria tradizionale conosce e usa da più tempo: il nome “semplice” si riferisce proprio al fatto che queste piante sono in grado di dare un effetto salutistico anche assunte singolarmente. Tra gli ospiti dell’Orto dei Semplici se ne trova anche qualcuna “tabù”, che non è in commercio per via della componente allucinogena: il Papavero da Oppio e lo Stramonio, per esempio.

Se siete in vena di piante carnivore, invece, potete avvicinarvi alle meravigliose aiuole che le contengono. Le riconoscerete perché vengono giustamente protette da una retina, per evitare che ignari visitatori facciano sprecare inultimente energie preziose a queste piante: quando si tocca il fiore di una pianta carnivora per osservarne il “morso”, infatti, la pianta consuma energie che in Natura vengono compensate dall’insetto che vi rimane imprigionato. Gli umani che toccano i fiori per il gusto di vederli muovere, invece, possono danneggiare questi organismi in maniera anche grave: guardateli da lontano e sperate che la Natura faccia il suo corso proprio mentre la state guardando voi!

Spostandosi verso il centro dell’Orto troverete la serra delle piante tropicali: è questo un luogo magico, che vi farà sentire persi in una fitta jungla amazzonica (ma senza ragni mortali e boa constrictor nascosti in ogni angolo). L’umidità è altissima: nelle stagioni più calde, consiglio di usare questa visita come valida alternativa alla sauna.

Non si vive di solo piante

L’Orto Botanico di Bologna non si limita a custodire piante preziose di ogni parte del mondo, ma preserva un paesaggio tipico dei colli bolognesi: i gessi. Il gesso è una pietra molto friabile, dalla cui lavorazione si ricavano i gessetti che tutti noi nella vita abbiamo impugnato, su ordine di qualche vecchia professoressa incartapecorita, di fronte a una cupa lavagna nera. A proposito: anche “Lavagna” è il nome della pietra, nonché del Comune italiano da cui più si estraeva.

Tornando ai gessi, in Natura si presentano molto diversi dagli stecchetti bianchi cui siamo stati abituati: sono formazioni rocciose apparentemente salde, ma che – per traumatica esperienza personale – vi invito a non scalare. Nell’Orto Botanico di Bologna non troverete nessuna parete rocciosa, ma una mini-collina che riproduce in scala l’ambiente che potete trovare con una passeggiata sui colli: formazioni di gessi circondate dalle piante tipiche di quell’ecosistema.

Sotto alla collinetta dei gessi troverete infine uno stagno invaso da una vegetazione lussureggiante, con piante di ogni tipo che a seconda della stagione ne ricoprono la superficie. Non vi preoccupate: neanche i più sbadati riusciranno a cascarci dentro, grazie a una provvidenziale staccionata eretta al limitare dello specchio d’acqua.

La curiosità che non sapevi

Forse stai leggendo questo articolo proprio mentre visiti l’Orto Botanico: ti accorgerai che il confine nord del giardino è un ammasso informe di macerie e vegetazione che si appoggia su quello che sembra un muro inspiegabilmente alto.

Bene, quel muro in effetti è molto alto, anche se non abbastanza alto da intimidire i lanzichenecchi quando, nella strada che li portava al sacco di Roma, chiesero (e ottennero) un ingente riscatto in oro per non mettere a ferro e fuoco Bologna. Sì, hai capito bene: quelle sono le mura storiche della città, inglobate nella vegetazione selvaggia (e chissà che qualcuno di quegli alberi non sia abbastanza antico da averli visti, i lanzichenecchi).

Inerpicandoti su per quel piccolo pendio, potrai assistere a spettacoli apparentemente contraddittori: da un lato alberi vecchissimi e una Natura selvaggia (anche se contenuta in uno spazio limitato), dall’altra i proverbiali viali di Bologna, cioè la grande via a tre corsie che circonda tutta la città storica.

Sporgendosi da quelle mura, fino a non molti anni fa avresti potuto vedere Dalla e Guccini che facevano le cosiddette vialate, cioè i giri del viale (in macchina, in bicicletta oppure, più poeticamente, a piedi) di notte. Giri senza scopo e senza meta, fatti in solitudine nella speranza di fare incontri interessanti – anche solo con sé stessi.

Dopo la flora, la fauna: un animale pericolosissimo si aggira tra gli scoiattoli

Per par condicio, ci sembra giusto spendere qualche parola anche sul mondo animale che anima l’Orto Botanico di Bologna.

Appositi cartelli illustrativi segnalano la presenza di insetti rari per una città, e le molte varietà di albero ospitano allegre famiglie di uccelli che faranno la gioia degli ornitologi.

Una coppia di Homo studentis durante un rituale di corteggiamento

Lo stagno offre la vista di specie animali che non potete apprezzare se non facendo molti chilometri, e di quando in quando vedrete spuntare qualche raro esemplare dell’animale più letale mai visto in Natura: l’Uomo.

Per fortuna si tratta di pochi esemplari, per lo più appartenenti alla sottospecie Homo studentis: innocui, a patto di portare sempre con sé qualche gingillo con cui distrarli (si consigliano i filtri per sigarette, oggetto di cui questi animali sono costantemente bisognosi). Talmente innocui che convivono pacificamente con un’altra specie animale che è raro trovare nel centro di una città come Bologna: gli scoiattoli.

Inerpicandovi sulle mura, sbirciando tra gli alberi o tuffandovi nei cespugli, potrete vedere questi simpatici animaletti scorrazzare ovunque: inafferrabili e inavvicinabili, ma comunque molto belli da vedere!

Un regalo duraturo, per salutarvi

La visita è finita, il custode vi ha gentilmente urlato che l’Orto Botanico sta per chiudere e voi vi avviate verso l’uscita. Sulla sinistra troverete un piccolo scaffale di metallo con varie piante in vaso, ognuna col proprio nome; a fianco, un cartello vi invita ad adottarne qualcuna in cambio di una donazione spontanea.

Morale della favola, con una spesa proporzionale al vostro buoncuore, vi portate a casa piante più o meno rare nate perlopiù spontaneamente e non trattate: in altre parole, vi portate a casa la créme de la créme della Natura, comodamente a portata di vaso.

No, dico, vi è mai successo di piantare un basilico dalle foglie chilometriche comprato in offerta al supermercato? Fa una settimana di fuochi d’artificio e poi muore. È l’effetto di tutti i trattamenti che vengono fatti a queste piante “commerciali” per farle sopravvivere fino al giorno della vendita: se il giorno dopo appassiscono tanto meglio, vorrà dire che tornerai a comprarle convinto di avere un pollice tutt’altro che verde. È l’obsolescenza programmata in formato Natura.

Queste invece sono piante vere, solitamente molto forti: personalmente, non mi hanno mai deluso!

Leggi la prima e la seconda parte dell’intervista!

L’uomo nasce dalla natura, e noi lo trattiamo con prodotti naturali incontaminati frutto di una ricerca lunga 4.000 anni

Direos, in anticipo sui tempi, si rifornisce di prodotti Ayurvedici ormai da vari anni presso un Laboratorio Nepalese riconosciuto dal Ministero della Salute locale.

La materia prima viene accuratamente controllata sia in Nepal che in Italia, e viene poi confezionata per fornire ai nostri clienti prodotti sicuri ed efficaci che abbiamo racchiuso nella linea Himalayan Energy. Negli anni abbiamo intessuto rapporti di stima e di amicizia con il Direttore del Laboratorio, Kapil Khatri, che abbiamo deciso di intervistare durante la sua ultima visita in Italia.

Di seguito riportiamo quindi il contenuto integrale dell’intervista. Dal momento che Kapil fa riferimento a tradizioni e pratiche mediche Nepalesi, abbiamo segnalato con un asterisco (*) i passaggi che più si discostano dal nostro sistema sanitario, per non indurre il lettore a considerare come prescrizioni mediche quelle che in Italia sono da interpretare come note culturali riferite a una tradizione medica che in alcuni aspetti si discosta anche molto da quella italiana.

Ma quindi, che differenza c’è tra un prodotto Ayurvedico e un medicinale o un integratore “occidentale”? Quale dei due è migliore?
Beh, una differenza fondamentale è che l’Ayurveda oggi è molto più simile al suo “antenato” di 4.000 anni fa di quanto non si possa dire della medicina “occidentale” moderna: questo non vuol dire che si tratti di una pratica immutabile impermeabile alle innovazioni, ma che i presupposti culturali di un Vaidya di oggi sono probabilmente molto più simili a quelli di un Vaidya antico di quanto lo possano essere quelli di un medico moderno rispetto a Ippocrate.

Anche in virtù di questa sua maggiore coerenza con la tradizione, l’Ayurveda fonda ancora tutte le sue preparazioni di base su ingredienti naturali, in particolare erbe e minerali.

L’uomo nasce dalla natura, e noi lo trattiamo con prodotti naturali incontaminati frutto di una ricerca lunga 4.000 anni.

Il senso del tempo è un fattore molto diverso tra le nostre culture: le industrie farmaceutiche producono migliaia di pasticche all’ora, mentre a noi possono volerci anche 20 anni a purificare alcune materie prime.

20 anni? Ma non aveva detto che il tempo massimo di preparazione era un anno, per lo Shilajit?
Sì, è così. Ma la lavorazione e la purificazione sono due fasi molto diverse.

Alcune sostanze vanno purificate per decenni prima di poter essere lavorate: è l’esempio della Mica e del Ferro*. Questo riguarda soprattutto i prodotti alchemici, che sono un po’ diversi da quelli contenenti solo erbe. Anche le erbe sono molto efficaci, ma hanno dei difetti: scadono più velocemente, il loro effetto è sul lungo termine e il loro sapore può risultare sgradevole.

I prodotti alchemici, invece, una volta purificati non si deteriorano mai*, sono praticamente insapori e hanno un’efficacia immediata: purtroppo, in Europa non è ancora possibile importarli*.
La purificazione dei metalli che usiamo è tale che il Ferro, per esempio, alla fine della lavorazione galleggia nell’acqua come un’oca.

È una metafora curiosa: il Ferro come un’oca?
Sì, anche se so che può sembrare strano: i minerali, una volta purificati, hanno subìto trasformazioni importanti della propria composizione. Questo permette di eliminarne gli effetti negativi e di assumerli in sicurezza*.

I minerali vanno presi nella loro forma più pura, e poi purificati ulteriormente.

Prendiamo per esempio l’Oro: noi prendiamo l’Oro a 24 carati, il migliore. Poi, cominciamo a purificarlo: a seconda della sostanza in questione, si possono usare solventi naturali come l’Olio di semi di Sesamo nero*.

Si trasforma l’Oro in fogli e lo si scalda finché non diventa del colore del Sole al tramonto (Ndr: Kapil voleva dire semplicemente “rosso”, ma questa perifrasi era troppo poetica per non riportarla nella sua forma originale). A questo punto lo immergiamo nell’Olio di semi di Sesamo nero.

Bisogna stare attenti a non fondere del tutto il materiale: l’Oro scaldato troppo diventa intrattabile. Noi lavoriamo su materiali solidi e non usiamo combustibili fossili: i processi impiegati si chiamano sodana e marana, due pratiche che usano forni e combustibili naturali che mantengono una temperatura costante molto precisa.

L’intero procedimento va ripetuto varie volte, anche una decina: tra un procedimento e l’altro lo dobbiamo far raffreddare per giorni e giorni, con il risultato che la purificazione dell’Oro può durare dai 6 ai 9 mesi.

*Nota legale: le pratiche contrassegnate dall’asterisco vanno riferite al sistema sanitario e legale del Nepal, e non sono riconducibili a quello italiano. In generale, il contenuto di questa intervista è da considerarsi una nota culturale sui fondamenti storici dell’Ayurveda e non va inteso in alcun modo come un invito ad adottare le pratiche salutistiche descritte.

L’amore per la Natura ha un che di spirituale, e affonda le sue radici nelle religioni più antiche dell’umanità.

Gli dèi non erano entità lontane e distaccate dalle sorti dell’Uomo, ma lo circondavano incarnandosi negli elementi del paesaggio più significativi per la sopravvivenza: l’acqua, il cielo, i fiumi, gli alberi…

Queste divinità immanenti sono state progressivamente sostituite dalle religioni monoteiste, che hanno bollato di paganesimo i retaggi culturali di questo passato immanente: tuttavia, questa spiritualità è arrivata fino a noi in varie forme.

Una di queste forme si è espressa attraverso la sensibilità artistica di Giuliano Mauri, riduttivamente definito come esponente della “land art” (in italiano, arte ambientale): su di lui è stato detto già molto in sedi più competenti dal punto di vista artistico (per esempio qua e qua), per cui non ci dilungheremo a parlare di un campo che non ci compete.

Ciò che possiamo fare, da amanti della Natura come lo era lui, è contemplare la bellezza dell’opera: vi invitiamo quindi alla scoperta della sua Cattedrale Vegetale.

Clicca qui per leggere la prima parte dell’intervista!

L’uomo nasce dalla natura, e noi lo trattiamo con prodotti naturali incontaminati frutto di una ricerca lunga 4.000 anni

Direos, in anticipo sui tempi, si rifornisce di prodotti Ayurvedici ormai da vari anni presso un Laboratorio Nepalese riconosciuto dal Ministero della Salute locale.

La materia prima viene accuratamente controllata sia in Nepal che in Italia, e viene poi confezionata per fornire ai nostri clienti prodotti sicuri ed efficaci che abbiamo racchiuso nella linea Himalayan Energy. Negli anni abbiamo intessuto rapporti di stima e di amicizia con il Direttore del Laboratorio, Kapil Khatri, che abbiamo deciso di intervistare durante la sua ultima visita in Italia.

Di seguito riportiamo quindi il contenuto integrale dell’intervista. Dal momento che Kapil fa riferimento a tradizioni e pratiche mediche Nepalesi, abbiamo segnalato con un asterisco (*) i passaggi che più si discostano dal nostro sistema sanitario, per non indurre il lettore a considerare come prescrizioni mediche quelle che in Italia sono da interpretare come note culturali riferite a una tradizione medica che in alcuni aspetti si discosta anche molto da quella italiana.

Il Suo è un lavoro complesso.
Per me è una missione.

Si tratta di una tradizione antichissima che va diffusa anche al di fuori dal Nepal. Noi prepariamo questi prodotti Ayurvedici esattamente come veniva fatto 4.000 anni fa, quando sono stati inventati.

Dhanvantari, il dio dell’Ayurveda

4.000 anni fa?
Sì, forse anche di più.

Non è facile stabilire una data precisa, ma l’Ayurveda affonda le proprie radici nelle culture più antiche dell’Asia.

È improprio parlare di “Medicina” Ayurvedica, perché l’Ayurveda è un concetto che trascende quello che per voi occidentali è la Medicina: è vero che comprende una serie di pratiche volte al benessere della persona e al mantenimento del suo stato di salute, ma include anche quella che voi chiamereste una filosofia, un modo di vivere e in generale ogni possibile sfaccettatura culturale di questi popoli.

E in tutti questi millenni non c’è stato nessun cambiamento?
Certo che ce ne sono stati!

È una pratica salutistica nata dall’esperienza dei Vaidya, e molti di loro nel corso degli anni hanno formulato nuove preparazioni per migliorarne l’efficacia.

Anche noi abbiamo avuto e abbiamo tuttora quella che voi chiamereste “ricerca scientifica”: rispettare le tradizioni non vuol dire che queste debbano diventare in fardello insensato, nel momento in cui si scopre un modo nuovo e migliore per ottenere il risultato sperato.

Ciò non toglie che molte formulazioni siano rimaste sostanzialmente invariate da millenni, vista la loro indubbia efficacia e la loro azione complessiva sull’organismo.

L’uomo nasce dalla natura, e noi lo trattiamo con prodotti naturali incontaminati frutto di una ricerca lunga 4.000 anni.

 

 

 

 

*Nota legale: le pratiche contrassegnate dall’asterisco vanno riferite al sistema sanitario e legale del Nepal, e non sono riconducibili a quello italiano. In generale, il contenuto di questa intervista è da considerarsi una nota culturale sui fondamenti storici dell’Ayurveda e non va inteso in alcun modo come un invito ad adottare le pratiche salutistiche descritte.

L’uomo nasce dalla natura, e noi lo trattiamo con prodotti naturali incontaminati frutto di una ricerca lunga 4.000 anni

Direos, in anticipo sui tempi, si rifornisce di prodotti Ayurvedici ormai da vari anni presso un Laboratorio Nepalese riconosciuto dal Ministero della Salute locale.

La materia prima viene accuratamente controllata sia in Nepal che in Italia, e viene poi confezionata per fornire ai nostri clienti prodotti sicuri ed efficaci che abbiamo racchiuso nella linea Himalayan Energy. Negli anni abbiamo intessuto rapporti di stima e di amicizia con il Direttore del Laboratorio, Kapil Khatri, che abbiamo deciso di intervistare durante la sua ultima visita in Italia.

Di seguito riportiamo quindi il contenuto integrale dell’intervista. Dal momento che Kapil fa riferimento a tradizioni e pratiche mediche Nepalesi, abbiamo segnalato con un asterisco (*) i passaggi che più si discostano dal nostro sistema sanitario, per non indurre il lettore a considerare come prescrizioni mediche quelle che in Italia sono da interpretare come note culturali riferite a una tradizione medica che in alcuni aspetti si discosta anche molto da quella italiana.

Bene, cominciamo con una domanda semplice: chi è Lei? Cos’è il Suo Laboratorio?

Mi chiamo Kapil Katrie, da Kathmandu (Nepal), e produco preparazioni Ayurvedici nel mio Paese.

La nascita di questo Laboratorio risale a 800 anni fa, ed è la più recente emanazione di una tradizione di famiglia: la sua ultima incarnazione, la “Himalayan Herbal Preparation”, è nata 30 anni fa, ma nella pratica è cambiato solo il nome e la forma legale necessaria a farlo riconoscere dal Ministero della Salute Nepalese.

800 anni fa, infatti, non esisteva un Ministero della Salute: all’epoca, questa famiglia si tramandava di generazione in generazione il mestiere di Vaidya.

Chi erano i Vaidya? Si tratta di quelli che oggi potremmo definire medici naturopati, ma con un’accezione molto più inclusiva e ufficiale: i Vaidya sono i Dottori della Medicina Ayurvedica, medici che prediligono l’uso delle Erbe e degli elementi Naturali per il mantenimento dello stato di salute.

Quindi Lei è a sua volta un Vaidya?
No, purtroppo no.

Io non ho ereditato questa inestimabile conoscenza curativa, anche se ho studiato con altri Vaidya e ho assorbito una minima parte del loro sapere: nonostante questo, non mi sento di potermi mettere al loro livello di conoscenza del funzionamento umano.

Se ragionassimo in termini occidentali, diremmo che io sono un Farmacista e loro sono Medici: ho studiato con i Vaidya e collaboro quotidianamente con molti di loro, che si riforniscono nel mio Laboratorio e si confrontano con me per l’elaborazione delle preparazioni ayurvediche.

Che tipo di prodotti preparate?
La tradizione antica richiede di non usare alcuna strumentazione moderna, anche quando questo permetterebbe di risparmiare molto lavoro.

I nostri prodotti sono di tre tipi: alchemici, generici e specifici;

  • quelli alchemici noi li chiamiamo Bhasma, e sono le materie prime nella loro forma più semplice: vengono impiegati singolarmente o, più spesso, vengono combinati dai Vaidya per formare vere e proprie medicine*
  • i prodotti generici sono quelli che hanno già un certo livello di complessità ma che ancora possono essere impiegati senza la prescrizione di un medico*: si tratta del Chayavan Prasa, del Tulsi Tè, e dello Shilajit, il più potente di tutti. Sono anche i prodotti che esportiamo di più, e qui in Italia arrivano in esclusiva con Direos
  • infine, ci sono i prodotti specifici. In Nepal vengono usati a scopo curativo per malattie precise e in quanto tali devono essere prescritto da un Vaidya*. Possono essere combinazioni di prodotti alchemici (Bhasma) e generici, ma la loro composizione varia molto da caso a caso

 

 

Come avviene la lavorazione dei prodotti?
Le piante sono tutte raccolte e lavorate a mano.

La preparazione di questi prodotti può richiedere anche varie settimane o addirittura mesi, a seconda dei casi: si va dalle 2 settimane del Chayavan Prasa ai 9-12 mesi dello Shilajit, che a seconda della stagione può richiedere anche più di un anno.

Non possiamo raccogliere le materie prime quando vogliamo: dobbiamo rispettare i tempi della Natura. A seconda della sostanza che ci interessa dobbiamo prendere in considerazione le fasi lunari, la stagione, il clima: questo vale sia nella fase di raccolta che nella fase di lavorazione.

È un lavoro complesso.
Per me è una missione.

Si tratta di una tradizione antichissima che va diffusa anche al di fuori dal Nepal. Noi prepariamo questi prodotti Ayurvedici esattamente come veniva fatto 4.000 anni fa, quando sono stati inventati.

*Nota legale: le pratiche contrassegnate dall’asterisco vanno riferite al sistema sanitario e legale del Nepal, e non sono riconducibili a quello italiano. In generale, il contenuto di questa intervista è da considerarsi una nota culturale sui fondamenti storici dell’Ayurveda e non va inteso in alcun modo come un invito ad adottare le pratiche salutistiche descritte.

In Direos siamo convinti che la qualità del prodotto venga prima di qualsiasi convenienza commerciale, e che non ci sia alcun senso nè alcuna utilità nello scendere a compromessi su questo punto.

Questo non significa che siamo ciechi e sordi alle esigenze di Marketing che diventano anno dopo anno sempre più incalzanti: da un punto vendita di qualità ci si aspetta, oltre all’indispensabile professionalità e alla conoscenza della materia, anche una qualche caratteristica che lo renda unico e inimitabile.

Per questo motivo, Direos fornisce ai suoi clienti la possibilità di personalizzare le etichette dei prodotti con il nome e/o il logo del loro punto vendita!

Esploriamo i dettagli di quest’opportunità:

  • perché farlo → così come nelle Farmacie va sempre più di moda il “farmaco su misura”, anche nel mondo dell’Erboristeria si sente sempre più l’esigenza di un prodotto personalizzato, di cui l’Erborista conosca nel dettaglio tutto il processo produttivo. Una linea che riporta il proprio nome o quello della propria attività conferisce credibilità e prestigio al negozio e a chi lo gestisce, facendo da volano commerciale a tutti i prodotti che vendete
  • come funziona → il punto vendita che vuole avere un’etichetta personalizzata ci stila un elenco dei prodotti dove vuole che compaia il proprio marchio e ci fa un normale ordine dei prodotti stessi. Sull’etichetta comparirà comunque (per legge) che è “prodotto e confezionato da Direos”, ma nell’immagine centrale potrete inserire una scritta e/o un logo personalizzato in sostituzione del nostro
  • quanto costaniente! È nel nostro interesse aiutare i nostri clienti a vendere di più, e siamo sicuri che questo metodo porterà ordini più cospicui e regolari. Solo nel caso di modifiche sostanziali alla grafica potremmo riservarci di ricaricare sul punto vendita il costo del grafico, ma se si tratta solo di sostituire il logo “Direos” con quello della vostra attività non è previsto alcun aumento di prezzo

Analizziamo un esempio:

  • preparazione → il Signor Rossi, titolare di un’Erboristeria, voleva dare prestigio alla propria attività con una linea di prodotti personalizzata. Essendo già cliente Direos, ha deciso di chiederci una personalizzazione dei prodotti che gli mandiamo e ci ha comunicato cosa dovevamo scrivere in sostituzione del logo “Direos”
  • produzione → noi abbiamo soddisfatto la sua richiesta con piacere, avendo l’interesse comune di incrementare le sue vendite: il Signor Rossi si riforniva da noi per circa una trentina di prodotti diversi, e per ognuno di questi gli abbiamo chiesto di acquistarne inizialmente 20 voci
  • risultati → grazie al prestigio che gli dà avere il proprio nome sui prodotti, il Signor Rossi è diventato un’autorità in città: il maggior afflusso di clienti e la sua rinnovata credibilità hanno incrementato non solo le vendite degli integratori Dr. Rossi (alias Direos), ma anche quelle di tutti gli altri prodotti. Visto l’aumento delle vendite, il Signor Rossi ora fa ordini sempre più ingenti e regolari, ottenendo così sconti ad hoc che aumentano ulteriormente il suo margine di guadagno!

 

Costo dell’operazione: non un euro di più rispetto al normale prezzo dei prodotti
Risultato complessivo dell’operazione: aumento delle vendite dei prodotti Direos (e non solo) e una maggiore visibilità della sua Erboristeria!

Come vedete, si tratta di un’operazione che non costa nulla di più rispetto al normale prezzo del prodotto: il potenziale guadagno, invece, è molto alto sia per la vostra attività sia per la Direos!

Se volete provare questa strategia commerciale, compilate il form qua sotto per approfondire il discorso di persona!

Essere scrupolosi osservatori della tradizione non significa rifiutare l’innovazione: per questo, in Direos stiamo finalmente concludendo un progetto di “svecchiamento” grafico e organizzativo di cui fa parte anche questo stesso sito.

Negli ultimi 3 anni abbiamo rinnovato la grafica di tutte le nostre etichette, abbiamo creato un Catalogo/Listino che doveva essere un semplice elenco di nomi e prezzi ma è diventato una sorta di manuale, abbiamo rinnovato la nostra strumentazione informatica e stiamo per lanciare nuove linee di prodotti: tutto questo ribollire magmatico di novità vi verrà presentato gradualmente dalle pagine di questo sito, solo una delle molte emanazioni di questo rinnovamento generale.

Crediamo molto nell’e-commerce: non solo nel nostro (riservato agli Erboristi e ai Farmacisti nostri clienti), ma anche nelle realtà più o meno importanti che nascono in continuazione su spinta di negozianti audaci con l’anima da imprenditore.

Per questo, chiunque desideri avere informazioni e materiale di qualsiasi sorta riguardante la vendita online dei prodotti Direos (per esempio le foto e le descrizioni ufficiali) è invitato a contattarci: saremo felici di aiutarlo e assisterlo nella sua espansione commerciale, nell’interesse comune di vendere al meglio ciò che produciamo a una clientela informata e consapevole.

Direos nasce nel 1987 per iniziativa di giovani laureati in discipline salutistiche che intendevano realizzare un’Officina Erboristica tramite cui poter reperire, trasformare, fornire e prescrivere prodotti naturali alternativi a quelli che la medicina classica e la farmacopea olistica suggerivano.

Nel nostro Laboratorio non lavorano operai: preferiamo definirci artigiani, perché è un termine che rappresenta meglio il tipo di rapporto che abbiamo con il nostro prodotto.

Il nostro lavoro, infatti, non è quello di assecondare le continue richieste del mercato, spesso dettate più da mode passeggere che da un’effettiva ricerca del benessere e della qualità: il nostro principale committente è la Natura, che ci fornisce la materia prima e i metodi per trattarla.

Se state visitando questo sito, significa che siete degli specialisti del settore.

Non occorre quindi che insistiamo sulle proprietà salutistiche dei fitocomplessi trattati dalla pratica Erboristica: tutti voi sapete che alcune piante possono essere formidabili nell'aiutare l'organismo umano a mantenere il proprio fisiologico stato di salute.

Scopo di questa sezione del sito è raccogliere i nostri e i vostri pensieri sul mondo della Natura in un contesto più informale e meno didascalico di quanto non sia necessario fare nella presentazione ufficiale di un prodotto.

Per questo motivo, tra le sezioni del Blog troverete anche la categoria “Bellezze della Natura”, che raccoglie semplicemente le immagini più belle che troveremo e che ci manderete.

Non ci diamo nessun vincolo se non quello estetico: mandateci le vostre foto!

P.S. per darvi l'ispirazione, ecco una piccola galleria le cui immagini provengono dall'Orto Botanico di Pisa

Gli Idroalcoolici rappresentano da soli circa metà della nostra produzione.

Le loro formulazioni affondano le proprie radici nella tradizione erboristica più antica, ma anche in nuove combinazioni che la Dott.ssa Grisenti ha sapientemente ideato integrando la sua esperienza pratica come Erborista con le più recenti conoscenze scientifiche apportate dalla Biologia e dalla Medicina.

Noi di Direos crediamo che la qualità del prodotto sia una caratteristica che deve essere garantita a prescindere da qualsiasi considerazione commerciale.

Abbiamo a che fare con la salute delle persone, non possiamo fornire un prodotto scadente solo per scendere a compromessi con il commercio.

I nostri clienti sanno di poter contare su un prodotto di altissima fattura, creato con tecniche che descriviamo orgogliosamente come artigianali.
Questa ricerca della qualità, infatti, ci porta ogni anno nei boschi più incontaminati per raccogliere le materie prime di persona.

 

Il risultato è un prodotto unico, creato rispettando i tempi e i luoghi della Natura: un prodotto con una storia lunga migliaia di anni, ma che per noi è come un prodigioso cucciolo di Madre Terra.