L’Orto Botanico di Bologna è un luogo affascinante sotto vari punti di vista. Siamo andati a visitarlo per voi e ve ne diamo una descrizione che non rende merito della sua bellezza e importanza culturale: vi invitiamo a colmare questa lacuna visitandolo di persona!

Lo trovate in via Irnerio 42, entrando da un piccolo cancello e poi dall’ingresso vero e proprio che è a sinistra dell’edificio universitario che ospita la facoltà di Botanica.

Hanno anche un blog molto interessante, che vi invitiamo a leggere da questo link!

Le immagini non scattate da noi provengono dal Flickr dell’Orto Botanico

 

Un po’ di Storia

Fondato nel 1568 da Ulisse Aldrovandi (1522-1605), il giardino è uno dei più antichi d’Europa. Sebbene le prime iscrizioni ad indicare un giardino di erbe medicinali a Bologna risalgano al 1365, il giardino che abbiamo oggi nasce dalla proposta del botanico Luca Ghini (1490-1556), che ha poi lasciato l’incarico per creare l’Orto Botanico di Pisa, ed è diventato realtà grazie al suo successore Ulisse Aldrovandi.

Questi primi giardini erano situati nel Palazzo Pubblico, in un cortile vicino all’odierna Sala Borsa (la bellissima Biblioteca di Bologna). Nel 1803 il giardino viene spostato nella sua posizione attuale. Il giardino ha subìto un periodo di grave trascuratezza nei primi anni del Novecento, quando era stato coperto da un fitto bosco naturale, e nel 1944 i bombardamenti distrussero l’Orangerie di epoca napoleonica del giardino.

Dalla fine della seconda guerra mondiale, tuttavia, il giardino è stato gradualmente ristrutturato: oggi si presenta come un luogo incantevole di Natura e Cultura, in cui alternare i molti percorsi didattici a momenti di relax. Molto amato dagli studenti universitari delle facoltà più vicine (Psicologia, Pedagogia, Fisica e, ovviamente, Botanica), è la chicca nascosta con cui stupire gli ospiti (è anche relativamente vicino alla stazione).

Piante fantastiche e dove trovarle

All’interno si trova l’Orto dei Semplici, cioè un orto nell’orto che racchiude le piante che l’Erboristeria tradizionale conosce e usa da più tempo: il nome “semplice” si riferisce proprio al fatto che queste piante sono in grado di dare un effetto salutistico anche assunte singolarmente. Tra gli ospiti dell’Orto dei Semplici se ne trova anche qualcuna “tabù”, che non è in commercio per via della componente allucinogena: il Papavero da Oppio e lo Stramonio, per esempio.

Se siete in vena di piante carnivore, invece, potete avvicinarvi alle meravigliose aiuole che le contengono. Le riconoscerete perché vengono giustamente protette da una retina, per evitare che ignari visitatori facciano sprecare inultimente energie preziose a queste piante: quando si tocca il fiore di una pianta carnivora per osservarne il “morso”, infatti, la pianta consuma energie che in Natura vengono compensate dall’insetto che vi rimane imprigionato. Gli umani che toccano i fiori per il gusto di vederli muovere, invece, possono danneggiare questi organismi in maniera anche grave: guardateli da lontano e sperate che la Natura faccia il suo corso proprio mentre la state guardando voi!

Spostandosi verso il centro dell’Orto troverete la serra delle piante tropicali: è questo un luogo magico, che vi farà sentire persi in una fitta jungla amazzonica (ma senza ragni mortali e boa constrictor nascosti in ogni angolo). L’umidità è altissima: nelle stagioni più calde, consiglio di usare questa visita come valida alternativa alla sauna.

Non si vive di solo piante

L’Orto Botanico di Bologna non si limita a custodire piante preziose di ogni parte del mondo, ma preserva un paesaggio tipico dei colli bolognesi: i gessi. Il gesso è una pietra molto friabile, dalla cui lavorazione si ricavano i gessetti che tutti noi nella vita abbiamo impugnato, su ordine di qualche vecchia professoressa incartapecorita, di fronte a una cupa lavagna nera. A proposito: anche “Lavagna” è il nome della pietra, nonché del Comune italiano da cui più si estraeva.

Tornando ai gessi, in Natura si presentano molto diversi dagli stecchetti bianchi cui siamo stati abituati: sono formazioni rocciose apparentemente salde, ma che – per traumatica esperienza personale – vi invito a non scalare. Nell’Orto Botanico di Bologna non troverete nessuna parete rocciosa, ma una mini-collina che riproduce in scala l’ambiente che potete trovare con una passeggiata sui colli: formazioni di gessi circondate dalle piante tipiche di quell’ecosistema.

Sotto alla collinetta dei gessi troverete infine uno stagno invaso da una vegetazione lussureggiante, con piante di ogni tipo che a seconda della stagione ne ricoprono la superficie. Non vi preoccupate: neanche i più sbadati riusciranno a cascarci dentro, grazie a una provvidenziale staccionata eretta al limitare dello specchio d’acqua.

La curiosità che non sapevi

Forse stai leggendo questo articolo proprio mentre visiti l’Orto Botanico: ti accorgerai che il confine nord del giardino è un ammasso informe di macerie e vegetazione che si appoggia su quello che sembra un muro inspiegabilmente alto.

Bene, quel muro in effetti è molto alto, anche se non abbastanza alto da intimidire i lanzichenecchi quando, nella strada che li portava al sacco di Roma, chiesero (e ottennero) un ingente riscatto in oro per non mettere a ferro e fuoco Bologna. Sì, hai capito bene: quelle sono le mura storiche della città, inglobate nella vegetazione selvaggia (e chissà che qualcuno di quegli alberi non sia abbastanza antico da averli visti, i lanzichenecchi).

Inerpicandoti su per quel piccolo pendio, potrai assistere a spettacoli apparentemente contraddittori: da un lato alberi vecchissimi e una Natura selvaggia (anche se contenuta in uno spazio limitato), dall’altra i proverbiali viali di Bologna, cioè la grande via a tre corsie che circonda tutta la città storica.

Sporgendosi da quelle mura, fino a non molti anni fa avresti potuto vedere Dalla e Guccini che facevano le cosiddette vialate, cioè i giri del viale (in macchina, in bicicletta oppure, più poeticamente, a piedi) di notte. Giri senza scopo e senza meta, fatti in solitudine nella speranza di fare incontri interessanti – anche solo con sé stessi.

Dopo la flora, la fauna: un animale pericolosissimo si aggira tra gli scoiattoli

Per par condicio, ci sembra giusto spendere qualche parola anche sul mondo animale che anima l’Orto Botanico di Bologna.

Appositi cartelli illustrativi segnalano la presenza di insetti rari per una città, e le molte varietà di albero ospitano allegre famiglie di uccelli che faranno la gioia degli ornitologi.

Una coppia di Homo studentis durante un rituale di corteggiamento

Lo stagno offre la vista di specie animali che non potete apprezzare se non facendo molti chilometri, e di quando in quando vedrete spuntare qualche raro esemplare dell’animale più letale mai visto in Natura: l’Uomo.

Per fortuna si tratta di pochi esemplari, per lo più appartenenti alla sottospecie Homo studentis: innocui, a patto di portare sempre con sé qualche gingillo con cui distrarli (si consigliano i filtri per sigarette, oggetto di cui questi animali sono costantemente bisognosi). Talmente innocui che convivono pacificamente con un’altra specie animale che è raro trovare nel centro di una città come Bologna: gli scoiattoli.

Inerpicandovi sulle mura, sbirciando tra gli alberi o tuffandovi nei cespugli, potrete vedere questi simpatici animaletti scorrazzare ovunque: inafferrabili e inavvicinabili, ma comunque molto belli da vedere!

Un regalo duraturo, per salutarvi

La visita è finita, il custode vi ha gentilmente urlato che l’Orto Botanico sta per chiudere e voi vi avviate verso l’uscita. Sulla sinistra troverete un piccolo scaffale di metallo con varie piante in vaso, ognuna col proprio nome; a fianco, un cartello vi invita ad adottarne qualcuna in cambio di una donazione spontanea.

Morale della favola, con una spesa proporzionale al vostro buoncuore, vi portate a casa piante più o meno rare nate perlopiù spontaneamente e non trattate: in altre parole, vi portate a casa la créme de la créme della Natura, comodamente a portata di vaso.

No, dico, vi è mai successo di piantare un basilico dalle foglie chilometriche comprato in offerta al supermercato? Fa una settimana di fuochi d’artificio e poi muore. È l’effetto di tutti i trattamenti che vengono fatti a queste piante “commerciali” per farle sopravvivere fino al giorno della vendita: se il giorno dopo appassiscono tanto meglio, vorrà dire che tornerai a comprarle convinto di avere un pollice tutt’altro che verde. È l’obsolescenza programmata in formato Natura.

Queste invece sono piante vere, solitamente molto forti: personalmente, non mi hanno mai deluso!

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